Ci sono due tipi di rivoluzioni, quelle che riescono e quelle che no (e che poi sono la maggioranza).
In realtà solo quelle che riescono hanno il diritto di chiamarsi "rivoluzioni", le altre vengono classificate come "attentati terroristici sventati".
Anzi, a voler essere pignoli solo le rivoluzioni portate a termine da una ampia maggioranza di popolazione e successivamente approvate dalla comunità internazionale hanno l'onore di essere ricordate come tali, altrimenti, il termine "colpo di stato" o "golpe" viene generalmente ritenuto maggiormente consono (nonostante la classe dirigente tirata in causa preferisca definizioni più eleganti tipo "regime di transizione" o "dittatura popolare").
Per una rivoluzione di successo servono due cose: una "motivazione ideologica" necessaria a mettere insieme una buona quantità di seguaci ed una "motivazione pratica" per spronarli all'azione.
La motivazione pratica rappresenta la parte più semplice del piano ed è sempre la stessa: dare un futuro migliore a se stessi ed alla propria progenie, ovvero, garantire al proprio DNA una esistenza lunga e felice. La si potrebbe quasi considerare uno standard. Cambiano solo i termini in cui viene esplicitata a seconda che il leader abbia sul comodino la foto di Gandhi o quella di Hitler.
La motivazione ideologica necessita invece di una certa quantità di fantasia e va necessariamente associata ad un oratore persuasivo tipo "Lenin" o "Mao". Stando ad un mio storico di riferimento* se ne potrebbe fare a meno, ma in tal caso si dovrà sperare sperare in una congiuntura economica negativa che faccia sprofondare nella fame il popolo da aggregare.
* "La storia del passato / ormai ce l'ha insegnato / che il popolo affamato / fa la rivoluzion..." - Rita Pavone.
Col passare degli anni, tuttavia, voler attuare un cambiamento di ciò che ci circonda ha implicato il dover estendere il raggio della rivoluzione con progressione logaritmica. Se secoli fa bastava fare le scarpe al capo villaggio, nel 1700 dovevi decapitare tutta la monarchia francese ed all'inizio del XX secolo addirittura creare una nazione come l'URSS lunga otto fusi orari.
Tirando le somme, oggi vorrebbe dire mobilitare il pianeta. Faticoso solo a pensarci.
Se poi mettete in conto che, nonostante tutta la buona volontà, le possibilità di successo sono minime ed inversamente proporzionali a quelle di finire ingabbiati a vita in un carcere di massima sicurezza, non rimane che aprirsi al concetto di rivoluzione personale, ovvero, al concetto di proprietà privata applicato alla rivolta.
La motivazione pratica resta quella di garantire un futuro migliore a voi ed ai vostri figli, tutto il resto cambia radicalmente e fortunatamente si semplifica. La motivazione ideologica, per esempio, che in questo caso potrebbe essere facilmente essere riassunta in una frase tipo: "Perché rischiare di essere impiombati in battaglia quando è sufficiente farsi staccare un biglietto di sola andata per la Polinesia?".
E' sufficiente trovare la nazione più consona al nostro modo di pensare e fare le valigie; molto più facile che fingere per anni di andar pazzi per il giuoco della pallacorda, no?
Ok, alcuni stati potrebbero richiedere un reddito minimo garantibile, la conoscenza della lingua locale ed il rispetto di determinate regole. Tutte cose che potrebbero rendere il processo meno semplice del previsto ma è comunque innegabile che la rivoluzione personale presenti enormi vantaggi rispetto una rivoluzione classica:
- Non dovrete scomodare le masse ma limitarvi a persuadere voi stessi (o al massimo un ristretto numero di famigliari e solo nel caso vogliate coinvolgerli),
- E' applicabile nel giro di pochi anni se non addirittura mesi o settimane,
- Di norma non genera perdite in vite umane (a patto di non viaggiare con Alitalia).
Ma quello stesso giorno voi potreste essere "sdraiati al sole in una spiaggetta brasiliana intenti a succhiarvi una bella noce di cocco" o "ad Akihabara a fare shopping tassato al 5%" oppure "al calduccio davanti ad un caminetto di una baita canadese, intenti a raccontare favolette a vostro nipote" ed a quel punto, delle opinioni del tizio qualunque, non potrà che fregarvene pochissimo.







2 commentini:
Tanto pour parlér, mio padre si è appiccicato al muro un ritaglio preso da chissa' quale giornale: "Se non puoi cambiare il mondo, cambia il tuo mondo."
Stai diventando un pericoloso anarcoturista!
Posta un commento