13 luglio, 2010

Il principe...

Caro principe Shōtoku Taishi, tanto bravo, tanto intelligente, che a sei anni sapevi già andare a cavallo, che potevi ascoltare dieci persone contemporaneamente e che ha mandato delegazioni in Cina per importare ideogrammi, architettura, buddismo e soprammobili; spiegami una cosa, come te la sei fatta sta fama di genio?

No dico, il giapponese ha tanti difetti ma non quello di essere una lingua estremamente polifonica. Ha 9 consonanti e 5 vocali; sarebbe stato sufficiente mettersi lì un pomeriggio e creare 14 simboli. C'era proprio bisogno di importare un sistema di scrittura che all'epoca contava già 20mila caratteri?

Paradossalmente, pur essendo stati inventati per tutt'altro, con i caratteri latini si potrebbe riscrivere tutta la letteratura giapponese. Mentre per scrivere in giapponese, attualmente, vengono utilizzati quattro sistemi di scrittura differenti: kanji, katakana, hiragana e... caratteri latini (per le sigle, gli acronimi, etc.). Cinque se ci mettiamo anche i numeri arabi, perché da autentico geniaccio hai importato l'unico set di caratteri che fra 20mila simboli non aveva lo ZERO.

Ok, forse inventare un alfabeto non è la cosa più banale.
Ci avete provato con l'hiragana e siete riusciti ad incasinare ulteriormente il tutto tirando fuori altri 46 simboli. 46 simboli per un linguaggio con sole 9 consonanti. Non ho parole, bravi!

Simboli che oltretutto non hanno il minimo legame estetico-logico fra di loro. Prendiamo le sillabe な(na) に(ni) ぬ(nu) ね(ne) の(no). Sarebbe stato carino disegnarle in maniera tale che si fosse potuto intuire che tutte e cinque cominciassero con la stessa consonante o almeno essere associate alla loro vocale: あ(a), い(i), う(u), え(e), お(o). Macché, manco a parlarne.

Con le altre consonanti, ovviamente, il discorso non migliora.

In compenso, ね(ne) è praticamente uguale a わ(wa) e ぬ(nu) sembra il fratello gemello di め(me). Se poi ci mettiamo dentro che per scrivere わ(wa), nella maggior parte dei casi si usa il carattere は(ha), che la sillaba を(wo) c'è ma si pronuncia sempre "o" come la vocale お(o) e che per allungare le sillabe in "o" si preferisce usare la う(u); il quadretto è completo.

Forse il tizio che ha inventato l'hiragana era anch'esso costantemente circondato da 10 persone che parlavano in contemporanea ed in quei frangenti è ovvio che creatività e logica ne risentano.

Ma era proprio poi l'alfabeto il problema principale del giapponese? Non credo proprio.
Nel giapponese metà degli aggettivi (quelli in い(i) ) possono essere declinati quasi come fossero verbi, l'altra metà invece no.
Vogliamo poi parlare delle declinazioni verbali? Non tutte ovviamente, perché altrimenti facciamo notte.

La forma TAI ad esempio. Quella che trasforma una azione del desidrio di compiere quella azione e che conseguentemente muta verbi come KAKIMASU (scrivo/scrivere) in KAKITAI (voglio scrivere). Serviva?
C'era già l'aggettivo HOSHII (si, in giapponese "voglio" è un aggettivo). Perché un aggettivo ed una declinazione per esprimere lo stesso concetto?

A dire il vero la forma TAI non è davvero una declinazione verbale poiché un verbo in TAI può essere ulteriormente declinato... ma come un aggettivo in い(i): KAKITAKATTA(volevo scrivere). Bello vero?

Ma il vero capolavoro di demenza semantica è la declinazione "potenziale", quella che prende un verbo e lo trasforma in un altro verbo che esprime la "possibilità di mettere in pratica quella azione" semplicemente variando una sillaba nella sua corrispondente che termina per "e". In pratica, grazie a questa genialata, KAKIMASU (scrivo/scrivere) diventa KAKEMASU (posso scrivere).

Peccato che KAKEMASU sia una parola usata per esprimere almeno altri cinque verbi (e NON nella loro declinazione potenziale), ovvero: "correre", "subire danni", "scommettere", "volare" e "telefonare" (ora sapete perché quando ha a che fare col giapponese il traduttore di Google diventi una delle applicazioni più comiche mai scritte).

Davvero Taishi, la grammatica nippona era già complicata di suo e, detto tra amici, sta cosa di importare 20mila ideogrammi (attualmente levitati fra i 45mila ed i 50mila) è stata una stronzata fotonica.

2 commentini:

JJFlash ha detto...

Ora capisco come SAKURAMBO possa significare sia Ciliegio che Monaco pazzo.

E capisco anche perché abbiano drogato il giapponese con così tanto inglese. Rispetto a 'ste pippe è di un pratico...!

Mi piacerebbe che ora qualcuno mi dicesse che complicazioni come queste servono a rendere una lingua bellissima.

Anonimo ha detto...

Penso che una struttura sociale estremamente gerarchizzata come quella giapponese, fosse indispensabile un sistema di scrittura tanto complicato da lasciare nella più completa ignoranza la maggior parte della popolazione.