22 settembre, 2010

Tecnicismi

Fig.1 - foto con cose tecniche
La principale categoria di individui da evitare nella maniera più assoluta sono "gli incomprensibili": quelli che parlano senza farsi capire.

Non mi riferisco a persone (scienziati, ingegneri, sindacalisti, etc.) che nel loro ambiente usano necessari termini tecnici e che quindi risultano incomprensibili ai più, quanto piuttosto a coloro (amministratori delegati, insegnanti, sindacalisti, etc.) che desiderano/devono dare opportune spiegazioni sul loro operato o su ciò che intendono/vogliono divulgare ma lo fanno attraverso parole o ragionamenti inutilmente complicati.

Precisiamo, parlo di "fare capire" e non "insegnare". Per insegnare, la terminologia tecnica (purché introdotta in modo adeguato) è assolutamente necessaria. Per far capire, invece, basta molto meno.

Se un istruttore di scuola guida può far capire il funzionamento del sistema "cambio–differenziale" ad una emo diciassettenne, è logico supporre che tutto ciò che è reale possa essere spiegato in termini comprensibili per chiunque.

“Non hai veramente compreso qualcosa
finché non sei in grado di spiegarlo a tua nonna.”
--Albert Einstein

Ovviamente, nessuno potrà mai conseguire una laurea in fisica dopo aver letto due libri di Paul Davies e la emo non potrà mai progettare un differenziale ma è proprio qui il bello fra il capire e l'imparare.
Nessuno vuole laurearsi in economia prima di sottoscrivere un mutuo, ma tutti dovrebbero avere il diritto a capire come funziona il mutuo che stanno sottoscrivendo, il contratto di lavoro che stanno firmando o l'operazione chirurgica a cui si stanno sottoponendo.

Perché, quindi, non bisogna fidarsi degli incomprensibili? Ce lo spiega Einstein:

SONO PERSONE CHE VOGLIONO SPIEGARE
QUALCOSA CHE NON HANNO CAPITO

ed una persona che non ha capito qualcosa NON dovrebbe trovarsi nelle condizioni di doverla di spiegarla a qualcun'altro.

“SCIENCE; it works, bitches!”
--xkcd

C'è poi una aggravante. Alcune categorie di incomprensibili non capiscono ciò che cercano di spiegare perché parlano di un argomento

IRREALE

come la religione, l'oroscopo, l'omeopatia o le centurie di Nostradamus.

Tutti argomenti che, in quanto emerite cazzate, sono incomprensibili per definizione perché non hanno nulla a che fare con la realtà di questo universo e dovrebbero farci immediatamente sorgere dubbi sulla sanità mentale di chi si ostina a trattarli al pari di scienza e filosofia.

Per questo la parola adatta a certe cose è "credere" e non "capire".

Ora dovreste anche avere una idea del perché esistano libri di divulgazione scientifica in grado di farvi capire come funziona l'elettromagnetismo o cos'è un antiprotone, ma nessun libro di divulgazione teologica in grado di fornire uno straccio di spiegazione sul perché Dio dovrebbe esistere.

Ma se quest'ultima categoria di ciarlatani è parzialmente giustificabile poiché talvolta danno fiato alla bocca in perfetta buona fede dettata della loro ignoranza (o demenza), non lo è quella dei

VENDITORI DI FUFFA

ovvero, coloro che pur essendo consapevoli di essere dalla parte del torto (produttori del braccialetto "Power balance", Vittorio Sgarbi, sindacalisti, etc.) cercano di guadagnarsi a forza la ragione disorientando la platea con parole volutamente incomprensibili o non-immediatamente capibili.
Sono personaggi che proliferano negli ambienti del raggiro e della consulenza finanziaria ma si adattano altrettanto bene anche in politica e nelle gerarchie aziendali.

Si va dai soggetti più innocui che inseriscono termini stranieri nei loro discorsi al posto dei corrispettivi in lingua locale perché, dicono, “esprimono meglio il significato”, ai più bravi che riescono persino ad inventarsi parole quasi credibili al volo nelle loro sbirigude intellettuali degne del migliore Kaiser Söze.

Avete capito dove volevo arrivare? No...?
Ve lo spiego: Stanotte riflettevo sul fatto che mi piacerebbe molto che Luttazzi fornisse una motivazione valida sui motivi che l'hanno indotto a "calcare" battute altrui. Però vorrei che lo facesse senza usare termini come "allomorfismo topologico", "arci-isotopia" e "allotopico" (se non altro perché "allomorfismo" e "allotopico" NON ESISTONO sul mio dizionario Garzanti).

Se Davies può spiegare la fisica quantistica senza nascondersi dietro un dizionario tecnico, spiegare i principi base della comicità a mia nonna dovrebbe essere una fesseria da nulla.

9 commentini:

Sauro Quaglia ha detto...

Cavolo..Seguo la vicenda "solo" da qualche mese.
Mi illudo che Luttazzi se ne esca davvero con una spiegazione ovvia, ma più va avanti con cazzate come il "concorso delle battute nascoste" e , appunto, funambolismi dialettici, più ci rimango male.

Terra2 ha detto...

Se voleva davvero utilizzare questa strategia per difendersi nei processi a suo carico (mi accusi di essere volgare ed io ti dimostro che stavo "citando" una battuta altrui), è stato davvero fesso a non tener conto degli effetti collaterali.
C'è un 10% di me che ancora gli crede ma solo perché è palese che uno come Luttazzi non dovrebbe aver bisogno di rubare battute... ma proprio per questo motivo, il restante 90%, teme si possa trattare di un singolare caso di cleptomania umoristica.

Luca F. ha detto...

Due o tre giorni fa hanno fatto un servizio anche su le iene, non so se lo hai visto:
http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/182121/di-cioccio-daniele-luttazzi.html

Pensa che io ho scoperto il tuo blog anni fa leggendo un tuo commento sul blog di Luttazzi.

Terra2 ha detto...

@Luca F.
L'ho visto. Scorretto da parte delle IENE poiché, in quanto comici (oltre che vagamente giornalisti), avrebbero potuto astenersi dal piantare una coltellata nella schiena di un collega.
Molto stupido Luttazzi a scappare però, era la Di Cioccio mica Letterman... sul piano dialettico l'avrebbe potuta sbranare.

JJFlash ha detto...

Avevo anch'io quest'idea, molto sfocata però, dello spiegare semplice e la sua importanza; devo ringraziarti per avermela messa decisamente a fuoco.

Il livello di incoerenza di Luttazzi mi sta salendo a livelli preoccupanti: ha rotto il cazzo sulle battute inviategli contenenti giochi di parole (con motivazioni che mi parevano valide), e ultimamente non solo ne sta pubblicando diverse, ma pure idiote! (Vedasi la battuta sulla Mondaini e la bara)

(Per inciso, la fig.1 mi ha fatto nascondere la testa dietro al monitor, se no mi vedevano ridere a mille)

Terra2 ha detto...

@JJFlash
Idem, ma a me è stato proprio Luttazzi a mettermi a fuoco la faccenda.

Quella sulla Mondaini è un "doppio senso" sulla parola "scomparso" che acquisisce un tono dark per via della tematica ma funziona col meccanismo della stravecchia:
"Caro, aspetto un bambino"
"Aspettalo tu; io vado"
citata da almeno 3 milioni di comici.

Ma a parte questo... dove sei stato negli ultimi tre mesi?

JJFlash ha detto...

Renzo Arbore, ai tempi di "Indietro Tutta" ebbe a dire: "La spiegazione della battuta/barzelletta è uno dei momenti più tragici nella vita di un uomo".

Spiegando quel gioco di parole hai finito di infizzare il coltello nella piaga :-)

Quello di "scomparso" che significa pure "morto" è uno dei tantissimi giochi di parole che vengono in mente pure all'ultimo degli strunzi (anche a me, quindi). Ecco perché giustamente Luttazzi ne scoraggiava l'uso nelle battute: è davvero difficile (specie oggigiorno) farne di sorprendenti.

(Poi ti dico dove sono stato e dove sono)

Valter ha detto...

Non sono un fan sfegatato di Luttazzi, diciamo un estimatore. Credo, ripensando a tutto ciò che nei suoi anni di carriera teatrale, televisiva, libraria ha prodotto, che conosco solo in parte, non possono essere messi in discussione per sporadici casi di " plagio" di qualche battuta.

Terra2 ha detto...

@Valter
La faccenda è complicata e non si puo liquidare con 4 righe.

Riesci ad immaginare le canzoni dei Beatles scritte e suonate allo stesso modo nel paleolitico?
Sapresti dire da quale punto in poi si possa parlare di furto in ambito artistico?
Se scrivo una canzone originale al 100%, posso dire che sia davvero mia o dovrei ringraziare anche coloro che negli ultimi 25mila anni hanno predisposto il 99% del mio lavoro creando il linguaggio con cui è scritta, la notazione musicale e chi strumenti con cui è stata composta e le scuole ed i metodi che mi hanno insegnato a parlare, leggere, scrivere?

Hai usato il termine "plagio" e DL ti fulminerebbe solo per questo. Lui
preferisce "calco", per non parlare poi di quando afferma di limitarsi a prendere in prestito il paradigma di una battuta cambiandone contesto o sostituendo alcune parole con altre dal maggiore impatto comico (tecniche lecite, che però proibisce agli "allievi" della sua "palestra", forse possono essere usate solo da comici pre-palestrati).
La verità oggettiva è che "plagio" calza a pennello poiché molte battute prelevate da comici come Hicks e Carlin sono giusto tradotte dall'inglese (fra l'altro benissimo) e vengono dette in contesti pressoché identici.

Dire che anni di carriera teatrale/televisiva non possano essere messi in discussione da pochi "casi sporadici" è come dire che non si possa essere processati per rapina dopo cinquanta anni di vita onesta.
Se poi non si tratta di casi sporadici ma di circa il 20% di repertorio ed a farlo è una persona che ha sempre predicato che copiare è sbagliato, non solo si può: si deve.
Tuttavia, "mettere in discussione", non significa necessariamente stroncare, anzi.

Bene, detto questo vuoi sapere cosa ne penso oggi di Luttazzi? È un genio!

È sicuramente uno dei migliori autori satirici di sempre a livello mondiale e per quanto riguarda il panorama italiano non ha paragoni; tutti gli altri sono ombre lontane anni luce.

Cosa penso di chi copia? Tutto dipende da come lo si fa.

Quando Picasso venne accusato di plagio rispose: «i mediocri imitano, i grandi copiano». Per la stessa accusa, pare che un giorno Steve Jobs abbia rincarato la dose con: «i grandi copiano, i geni rubano».

Uno come Luttazzi può permettersi imitare, copiare ed anche rubare (lo prova il restante 80% del suo repertorio) e se facendolo fa sbellicare platee vuol dire che lo fa anche bene.
Quello che non può permettersi di fare è offendere l'intelligenza dei suoi con quella stronzata dello "Stratagemma di Bruce".

A che punto, un genio, comincia a mentire agli altri ed a se stesso fino ad autoconvincersi di una delle più clamorose seghe intellettuali della storia? Boh, forse quando viene citato per oltre 40 milioni dal plotone di avvocati del più gran farabutto nazionale.
Io avrei buscato un esaurimento nervoso peggiore per molto meno (anche solo per 500 euro), ragione per cui: lo metto in discussione e mi prendo anche il lusso di non credergli, ma lo perdono.

Ho perdonato ad Attivissimo le vaccate (smentite dagli eventi) dette di iPhone4 e iPad, ho perdonato a Dazieri il voler continuare a pubblicare per Mondadori ed ho pure perdonato a Grillo la Biowashball; non dovrei perdonare un po' di cleptomania artistica a Daniele?

Tutti copiano, tutti sbagliano. Si fa più bella figura ad ammetterlo, senza ricorrere a stratagemmi.